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Un Albo per i diritti degli Autori

 

di Maria Luisa Spaziani

 

L’idea romantica dell’autore che muore di fame non è più compatibile
con la moralità e il costume del nostro tempo.

In una società che si definisce “della comunicazione”, non è più accettabile che gli autori di opere dell’ingegno – che di tale “comunicazione” forniscono

sovente l’indispensabile “materia prima” – godano di scarsa considerazione

per quanto concerne la tutela dei loro diritti.

Diritti che sono sia d’ordine patrimoniale che di natura morale

(diritto di paternità, diritto di divulgazione, diritto al rispetto dell’opera), e che riconducono tutti al nucleo centrale del Diritto d’Autore, moderno istituto

di libertà a garanzia dell’indipendenza e dell’autonomia creativa.

Ma per conquistare agli autori una dignità sociale commisurata alla

loro funzione – quella funzione riconosciuta dalla Costituzione italiana e dai trattati internazionali in ordine alla libertà di pensiero e allo sviluppo della cultura, ma tuttora debole e latitante nella percezione collettiva – occorrono strumenti concreti. Strumenti che siano in grado di conferire agli autori un’identità sociale riconoscibile e definita. Non in quanto individui (pur nella consapevolezza che l’individualità costituisce, per ogni autore, la molla irrinunciabile della sua vocazione creativa), ma in quanto appartenenti ad una
“categoria” sociale portatrice di istanze e diritti.

L’Albo degli Autori costituisce, appunto, uno di questi strumenti.

Oggi, finalmente, a compimento di un percorso attuativo lungo e complesso, l’Albo può dirsi realtà, grazie alle sinergie sviluppate nell’ambito delle associazioni aderenti a Gruppo Cultura Italia. Con il patrocinio morale di autorevoli personalità e istituzioni, e un Regolamento che circoscrive lucidamente gli scopi culturali e sociali dell’iniziativa.

Con l’obiettivo di “far emergere” una categoria del lavoro intellettuale – qual è, appunto, l’attività di autore – caratterizzata da una invisibile osmosi fra valenza professionale, passione creativa, spirito amatoriale e responsabilità informativa. Una categoria che, al pari di ogni altra, è portatrice di istanze e diritti che devono poter essere proposti ed affermati nella dialettica della “competizione” sociale. Pena la condanna alla irrilevanza e marginalizzazione che – ancorché riguardare soltanto gli autori – finirebbero per danneggiare la collettività intera,

sempre più povera di “anticorpi” contro l’avanzare incontrastato

della passività e dell’omologazione.